Legni, tele

 

(...) Il percorso artistico di Wanda Nazzari si svolge all'insegna dell'approfondimento della ricerca sulla vibrazione luminosa data dalla frequenza dei tagli, dalla loro modulazione, sulla superficie lignea, dal loro offrirsi alla luce; sull'interferenza tra colore e luce, tra materia e forma.
Se dunque queste problematiche hanno profonde radici nel lavoro precedente, le prospettive della ricerca approdano a risultati sensibilmente mutati.
Il rifiuto, già operato dalle avanguardie storiche, della tradizionale divisione delle arti e la scelta di un terreno di confine tra pittura e scultura, non è nuova neppure nell'elaborazione di Wanda Nazzari; tuttavia queste opere presentano un'accentuazione della qualità tattile": sono oggetti tridimensionali che non si limitano ad evocare lo spazio ma vi interagiscono, proponendo scansioni che ne sottolineano la dimensione spazio/temporale.
Ciò risulta con maggiore evidenza nel caso di "Ritmi azzurri", un'opera componibile che consente la possibilità di una molteplicità innumerevole di interventi sull'ambiente, non inteso tuttavia come luogo reale ma come spazio scenico, territorio fantastico. E' quasi superfluo d'altra parte, osservare che la "visione" è ancora sostanzialmente frontale, in quanto i legni in questione non sono proposti come volumi a tutto tondo ma come superfici colorate, geometricamente delimitate e lavorate su due facce.
Più in generale, si può inoltre osservare che il nucleo centrale del mondo poetico di Wanda Nazzari, ben lungi dal venir meno, acquisisce strumenti via via più raffinati per esprimersi. Resta l'incanto dei suoi paesaggi marini, il tremolare della superficie e l'espandersi filamentoso delle correnti, il succedersi ndi delicate trasparenze e di vigorose accensioni, l'opaca assorbenza brunovioletta del "fondo" e le cangianti luminescenze della "figura". Ma in queste opere più recenti intervengono elementi nuovi, legati all'esigenza di un approfondimento di ricerca che muove innanzi tutto da una personale interpretazione del rapporto dialettico dei vari elementi della figurazione. Così la funzione del legni modulato dalle sgorbie non è quella di semplice "campo" o supporto per l'immagine, né soltanto quella di favorire l'espansione a macchia del pigmento; il discorso, più sottile e complesso, ha una sua coerenza interna: il particolare effetto di assorbimento del colore e la frantumazione della luce sono funzionale all'assenza di contorni che definiscano l'immagine e la concludano; così l'ondulatorio intrecciarsi dei solchi ne accentua il senso di provvisorietà e di apparizione. Né l'intricato groviglio di tessili trame policrome attribuisce stabilità alla fluida fragilità dell'immagine così ottenuta. Semmai, mentre le conferisce una più netta qualificazione organica che consente di leggerla in termini di paesaggio terrestre, si presta a più inquietanti interpretazioni che vanno dalle metamorfosi del magma lavico a quella di brulicanti grumi di materia.
La dimensione di surrealistica memoria di queste immagini, il loro senso di sconcertante instabilità, si compone nella provvisoria certezza della forma oggetto che le determina e le controlla: i rassicuranti legni, dai tagli artigianalmente geometrici, lontani dall'assolutezza matematica, con incurvature e imperfezioni.
Dal terreno del fantastico e del surreale si passa dunque a quello razionale del controllo delle emozioni; dall'apparente casualita dell'immagine al rigoroso controllo della forma, costruita e prevista nei dettagli. Un invito, in ultima analisi, alla liberazione di paure ed emozioni ancestrali attraverso l'intelligenza creativa e la sapienza laboriosa delle mani.

Maria Grazia Scano Naitza, dalla presentazione della Personale Wanda Nazzari, 1992

Personale, Galleria La Bacheca, Cagliari, 1992

Pittosculture su legno