Grado zero

Personale di Wanda Nazzari, a cura di Alessandra Menesini

Spazio Temporary Storing della Fondazione per l'Arte Bartoli Felter

Il bianco ci colpisce come un grande silenzio, diceva Kandinskij. E con la sua luce, poiché blank nell’antica lingua germanica significa splendente. Il bianco diviene ascetico, in queste opere di Wanda Nazzari. Spogliate delle suggestioni cromatiche, le superfici sono attraversate da solchi più o meno fitti, da pause lisce a dividere le zone incise . Uno zig zag solitario corre talvolta in questi territori dell’anima e gli affondi formano e disfano fasce che si attraggono e si ritirano e sempre hanno intorno a sé uno spazio vuoto, un campo  neutro ancora tutto da riempire. Verticali, sono i polittici. Tre alti sottili elementi, dai quali è scomparso il colore. Il blu, il viola, il rosso che ha impregnato altre sculture forgiate in passato. Presenze regali da cui spesso sfuggiva una scheggia irregolare, pulsante come un cuore strappato. Ora è il bianco, a dichiarare il GRADO ZERO di uno scavo interiore riportato sulla materia. Neppure i Nidi si rifugiano più nei velari di rete metallica dipinta, come i fili stramati, nelle tinte screziate date in punta di pennello. Sui frammenti di legnetti sovrapposti, ora si stende un nudo candore. Incisi in più direzioni, con le minuscole barbe sollevate come cicatrici mal guarite, tormentati dai tagli, i pannelli assumono un tenue tono di ghiaccio rosato. C’è quasi un’antinomia, tra il lavoro intenso che li ha prodotti e la scelta di rinunciare a qualsiasi elemento pittorico possa interferire con una visione scarnificata quanto tersa.  La luce nasce da dentro, incalza le minuscole ombre generate dagli alveoli, indica i percorsi carsici dei segni dilavati e sottili e delle forme in movimento.              

                                                                                                                                                                         
                                         Alessandra Menesini

 

Immagini

 

GRADO ZERO

Sensazioni ondulatorie: di vertigine, di attanagliamento, di reclusione, di spaesamento, e insieme, di memoria tangibile, vera! Emozione profonda, sublime, da sublimare……per non soffrire, per lenire…
Sola, dentro precari equilibri, vedo  il dolore dell’olocausto addossarsi alle pareti, scivolare negli anditi, gemere fra i cimeli e le lettere rubate. Vedo l’arroganza e il livore , vedo la sofferenza di anime scarnificate, crocifisse. Vedo la solitudine, l’attesa, il vuoto della ragione, la resa, vedo  il mio essere nulla. Ora sono nulla! L’azzeramento è compiuto. Ma dentro la mia vertigine, dentro il mio vuoto, improvvisa, una fessura mi rivela uno spicchio di luce. Stretta, dentro  pareti soverchianti, ascolto  il mio spirito che  si libera in quella fessura di luce.
Il tumulto diventa gioia, emozione che cammina verso il miracolo di questa luce catturata  e fatta mia, per sempre. Ora posso gioire della bellezza delle linee intersecanti, degli spigoli acuti, delle colonne oscillanti del giardino dell’esilio, sculture nella scultura, che accolgono il  mio piccolo respiro meravigliato e sorpreso.
Ora cerco prati bianchi…… E’ l’inizio della catarsi…….   

Museo Ebraico “BetweenThe Lines” di Daniel Libeskind                                                    

                                            WANDA  NAZZARI, Berlino 28 agosto 2013

 

Immagini

"Grado zero"
Performance
a cura di Wanda Nazzari
coreografie di Michela Mua
lettura recitata di Stefano Raccis