Testi critici

Creatività e didattica nel contemporaneo. L'arte di Wanda Nazzari

di Marcella Serreli, 2015

La Cittadella dei Musei di Cagliari, costruita sulle fondamenta dell’Arsenale della città, si propone come luogo che, nei propri contenuti, dispone e offre al visitatore le memorie dell’Isola nelle sue peculiarità e originalità.Gli spazi adattati tra antiche mura di cinta e di spina accolgono opere del passato in un movimentato allestimento. Far parte di questo contesto significa proseguire il discorso della storia con il compito obbligato, anche nel tempo presente, di creare, comunicare e partecipare coinvolgendo totalmente la società.

 

 

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Metti un nido in Cittadella

di Mariolina Cosseddu, 2015

Il progetto è il cuore pulsante dell’intero lavoro di Wanda Nazzari. Progetto come pensiero e come azione, progetto inteso a dare evidenza plastica a una certa idea del mondo, a un domandarsi l’esistenza delle cose mentre le si fenomenizza nella visione estetica.
L’opera è il centro di questo processo dove passano le coordinate di spazio e di tempo che trasformano le superfici in accadimenti di vita, in mappe dell’esperienza spirituale e sensibile. In questo senso ogni fase del suo lavoro è indagine, diversa nella forma, coerente nella riflessione, di tale nucleo poetico: dai nidi alle ali, dalle carte incise ai grandi polittici, l’opera scopre punti nevralgici di una concezione sofferta e interrogativa del vivere.

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Passages

di Rita Pamela Ladogana, 2015

Il Nido rappresenta nella ricchezza e nella multiformità della ricerca artistica di Wanda Nazzari elemento fondativo e riferimento costante del personale orizzonte creativo; è concetto astratto, carico di simbologia, che si incarna nella forma materica trasferendo il suo valore di verità universale. L’artista sperimenta e si confronta continuamente con la pregnanza del tema, costruendo innovative evoluzioni ed evocativi ritorni, testimoni di una riflessione sempre aperta e feconda, consapevole dell’impossibilità di pervenire a soluzioni di natura definitiva.

 

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L’arte contemporanea in un dialogo vivo e aperto con moderne architetture e antiche raccolte museali

di Maria Luisa Frongia, 2015

Quando Wanda Nazzari ha cominciato a elaborare il progetto di una mostra che presentasse una sintesi della sua lunga attività, era ben consapevole delle difficoltà alle quali sarebbe andata incontro, non soltanto di natura organizzativa, ma anche logistica e burocratica. Voleva, tuttavia, dare forma concreta a un sogno vagheggiato da tempo: dare una nuova pulsione di vita, con la creatività contemporanea insita nelle sue opere d’arte, al grande spazio della Cittadella dei Musei e restituirlo alla città di Cagliari, arricchito di stimoli vibranti che consentissero al visitatore di riappropriarsi del mondo delle proprie tradizioni e delle diverse culture che ne avevano segnato indelebilmente il percorso storico.

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Man Ray arte del dono. Ha 21 anni il centro culturale cagliaritano, crocevia di mostre, storie, sfide

di Maria Paola Masala, 2016


Il battesimo del "Man Ray", ottobre 1995, fu un'emozionante mostra del croato Vladimir Kolopic. (…) una sposa vestita di bianco nel cimitero di Mostar, a raccontare con "Urbicid" l'insensatezza della guerra.

Cominciò così, con un atto di speranza, l'attività del centro, fondato da Wanda Nazzari e da un gruppo di amici solidali, con la volontà di narrare, nonostante tutto, di comunicare emozioni, seminare dubbi, creare inquietudini. Che è poi il compito dell'arte.

 

 

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Dal nulla alla luce, l'opera al bianco di Wanda Nazzari

di Maria Paola Masala, 2014

Grado zero

 Giovinezza del nulla, lo definisce Kandinsky. Ed è curioso che Wanda Nazzari – nel raccontare come è nata questa sua opera al bianco– parli del senso profondo di nulla che la prese, lo scorso agosto, dopo aver visitato a Berlino il Museo ebraico di Libeskind. Un luogo architettonico spaesante, pieno di angoli acuti, che ti mette di fronte al vuoto della ragione facendoti sentire una nullità. Eppure, là dentro – in un luogo dove si condensa la memoria dell’'orrore estremo – è possibile purificare la materia, catturare una luce attraverso una fessura improvvisa e farla diventare una nuova nascita.


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Exmà, il teatro si fa arte nelle "Stanze" allestite dal Man Ray

di Alessandra Menesini, 2011

Passi di danza sulle musiche di Mussorgsky nella coreografia di Luigia Frattaroli. Lievi e sincrone le ballerine si sono mosse davanti ad uno sfondo d’eccezione, le carte scolpite di Wanda Nazzari.
Un’autentica scenografia fatta di fogli bianchi – finissimamente incisi e intrisi di una luce che nasce dalle fibre lacerate che evocano Petra e la sua natura rupestre.
E’ incentrata sulla teatralità nell’arte visiva, la dodicesima edizione di Stanze, rassegna multimediale curata quest’anno da Mariolina Cosseddu.

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Con Quinte mobili l'Arte entra in scena nelle Stanze multimediali della ricerca

 di Massimiliano Messina, 2011

(…) Al centro della Sala delle Volte, “Petra”, della Nazzari. Già nel 20117 l’artista cagliaritana aveva intrapreso una ricerca sulla città con “Città mute”. Per “Stanze” altre cinque città, assemblate, luoghi ideali, città fantastiche, che fuoriescono astratte, sbalzate dalla carta, scavata, cesellata.
Costruzioni materiche appuntite, quasi gotiche. Impreziosite, durante il vernissage, da una performance con le coreografie di Luigia Frattaroli e le musiche da “Quadri da un’esposizione” di Mussorgsky.



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Petra

 di Mariolina Cosseddu, 2011

Opera Performativa

 

Nella grande opera di Wanda Nazzari, progettata in armonica relazione con la coreografa Luigia Frattaroli, si legge la messa in scena di una suggestiva scenografia bianca e solenne che accompagna e sottolinea i movimenti delle giovani ballerine. “Petra” è una delle città mute concepite come spazi dell’immaginario su cui Wanda Nazzari incide, con meticolosa insistenza, la carta che, in quelle docili ferite, si anima di forme allusive preziosamente ricamate.


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Le installazioni sacre di Nazzari

di Massimiliano Messina, 2011

Installazione, 2000(...) Ha iniziato il suo percorso artistico giovanissima Wanda Nazzari con il figurativo, poi, a partire dal 1980, la figura è andata disgregandosi e si è  trasformata in astrazione lirica.
La ricerca, portata avanti con coerenza e rigore, è stata un filo conduttore del suo fare arte.



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Nei libri di Wanda Nazzari il ritorno all'Origine

di Alessandra Menesini, 2011

Schiusi come ali, con le pagine velate, sono i “Libri” di Wanda Nazzari. Libri di legno scolpito su cui la scrittura traccia solchi che si illuminano perché la parola è azione, è vita, è filo che ricuce. Il logo si nasconde sotto strati di tessuto di rame, sotto le stesure di un colore rugginoso. Si deposita nel fondo di piccoli crateri prodotti dalla sgorbia e subito colmati dai pennelli.



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Wanda Nazzari Libri

di Efisio Carbone, 2011

 I bianchi volumi della Galleria Spazio Invisibile accolgono sette libri di Wanda Nazzari. La galleria, già ambiente minuto, quasi cappella privata con i suoi archi a vista, sembra oggi uno studiolo che invita al silenzio, come esortava uno dei celebri motti di Isabella d’Este. I sette libri si presentano a noi con tutta la complessità di interpretazione che lo stesso numero  comporta. 



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I Libri-Scultura di Wanda Nazzari

di Rita Pamela Ladogana, 2011

In origine erano pagine. Pagine come terreno di sperimentazione. Pagine come luogo capace di accogliere e raccogliere la memoria. Pagine come spazio nel quale proiettare gli impulsi interiori, come dimensione privilegiata per indagare sull’io. Poi le pagine si sono unite, a formare libri che per svelare il loro contenuto non si servono soltanto della scrittura.Sono opere d’arte, come lo sono le pagine singole, pensate e create in forma di libro, sfruttandone il ruolo privilegiato di mezzo comunicativo e imponendosi, innanzitutto, per la predominante presenza materica, con l’accentuarsi della funzione estetica del supporto che assume una forte valenza espressiva.

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Come fili di spada

di Rita Pamela Ladogana, 2010

Come fili di spadaL’impatto emotivo è di sicuro molto forte. Davanti all’installazione di Wanda Nazzari si vive un’esperienza polisensoriale che, oltre la vista, coinvolge contemporaneamente l’olfatto, per l’odore intenso e penetrante della terra, e l’udito, per l’atmosfera avvolta in un ricercato silenzio, amplificato dalla specificità del luogo scelto ad accogliere l’opera. Gli elementi scultorei emergono da una distesa di terriccio sparso sul pavimento che li circonda e in parte li ricopre; conservando intatta, pur nel debole affiorare, tutta la loro evidenza plastica. L’installazione diventa mappa nella quale poter rintracciare i percorsi reconditi del dramma interiore, le pulsioni emotive che dalla vita si generano e nella vita stessa, nell’esperienza quotidiana, si consumano.


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Di luce e di tempo

di Efisio Carbone, 2010

Di luce e di tempoIl percorso della mostra si apre con le opere di Wanda Nazzari, legni creati al confine tra pittura, scultura e incisione, dove la luce è rivelazione e il tempo è parola. Come magma incandescente le lettere antiche compongono brani quasi sempre biblici che attraversando la storia diventano simboli della natura umana e insieme divina dell’uomo.
Questi legni sono libri che raccontano di un testamento spirituale paterno, di una adolescenza abbandonata, di una maturità scoperta per necessità, capitoli di una vita che può essere quella di chiunque, libri che si aprono come grandi predicatori per raccontare al mondo:  “Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me” (Gv. 12,48).

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Città mute

di Mariolina Cosseddu, 2009

Città MuteLa leggerezza della carta e l’immacolato candore delle stratificate concrezioni materiche di Wanda Nazzari appaiono la quintessenza stessa di immaginarie città ideali, lontane e irraggiungibili.
Le architetture realizzate con meticolosa cura, quella cura smaniosa e maniacale che piega, incide, cesella, compone e assembla le parti per costruire modelli verosimili di città fantastiche, sono, quelle costruzioni luminose e visionarie, luoghi del desiderio, della memoria, del sogno. Disposte su piani diversamente aggettanti rispetto alla superficie della carta, le forme scandite in strutture apparentemente astratte, lasciano intravedere, ad uno sguardo attento, l’immagine di città da contemplare da lontano, per stabilire la giusta distanza tra la realtà della materia sagomata e la suggestione evocativa che ne sprigiona.

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I voli in viola dai nidi d'arte della Nazzari

di Alessandra Menesini, 2009

Da luoghi sospesi - Personale - Wanda NazzariSchegge appuntite, brandelli di stoffa, fili stramati, barbigli metallici. Si chiamano nidi le piccole sculture allineate da Wanda Nazzari nella sua nuova mostra, visibile sino al 20 giugno all'Espace Suoni & Pause, (Cagliari, via Savoia 19).
“Da luoghi sospesi” - questo il titolo della personale - allinea sulle pareti della galleria una trentina di lavori nati tutti nella casa-studio di Tuerra, una bellissima località in agro di Muravera che ha i monti e il mare vicini e ed è fiorito di oleandri e di elicrisi. Qui le stagioni sono ben distinguibili, la natura forte e la tranquillità tanta.



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DNA. La collezione del Man & Wanda Nazzari

di Cristiana Collu, 2007

DNA. La collezione del MAN & Wanda Nazzari(…) Wanda Nazzari con una strordinaria e raffinata serie di opere monocrome bianche, crea suggestivi spazi di sospensione e contemplazione, vere e proprie stazioni di un percorso che intreccia segrete conversazioni con i maestri della storia dell’arte in Sardegna.
Lo spazio condiviso invita a una riflessione e nello stesso tempo offre nel suo insieme una efficace immagine della qualità dei diversi linguaggi artistici.
Le carte incise con appassionata perizia, le sovrapposizioni, o gli inginocchiatoi si definiscono come luoghi senza tempo, sempre presenti e per questo attuali e per questo testimoni della spiritualità e della inquietudine contemporanea.

La voce del silenzio dei monocromi bianchi

di Maria Luisa Frongia, 2007

Installazione Man di Nuoro(...) Alla potenzialità del bianco e alla sua pregnanza di significati simbolici, si richiama, fin dal 1980, l’opera su carta di Wanda Nazzari, artista dalle molteplici esperienze che si è mossa con grande coerenza e rigore in una innovativa ricerca dove materiali, tecniche, sono stati utilizzati per sperimentare dal campo pittorico a quello calcografico, fino ad approdare a forme scultoree lignee, anche di grandi dimensioni: i Polittici, tavole incise e dipinte.
E alcuni colori sono stati determinanti nella rappresentazione del significato dei suoi concetti espressivi: il verde, il turchese, bagliori di rosso, ma, soprattutto, il viola, vera icona della sua arte, come il blu per il francese Yves Klein.

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I colori della catarsi

di Giorgio Pisano, 2007

Di rosso e di violaDicono che il Man Ray, palpitante catacomba di sogni, non riesca a incorniciarla adeguatamente. Per capire Wanda Nazzari e il suo mondo, bisognerebbe incontrarla nello studio di campagna vicino Muravera, dove nascono e crescono le opere di una certa importanza e di una certa dimensione. Per esempio, quel "Principio del dubbio" che pare una sorta di memento, idea-guida d’una vita artistica. In realtà, il Man Ray si addice e spiega Wanda Nazzari meglio di quanto non si pensi, e proprio in mezzo a un coro di voci, quando i suoi stanzoni s’affollano di visitatori, giovani artisti, ragazzi che vorrebbero trovare spazio e voce col teatro e nella pittura, nella poesia e nelle installazioni.

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Interlinea

di Mariolina Cosseddu, 2006

Interlinea - PagineNon c’è momento, nel lavoro di Wanda Nazzari, che non rimandi all’idea del sacro. Un sentire che è diventato, per lei, ragione di vita da investire nella prassi artistica.
L’idea del sacro non ha, naturalmente, niente a che vedere con il sentimento religioso, che è altra cosa e altro intendimento. Nel suo operare, la concezione della sacralità si identifica con una condizione dello spirito che accompagna e sostiene passo passo il prodursi delle opere. Convinta che corpo e mente concorrano alla creazione artistica, ricerca l’armonia dell’essere quale disposizione vitale da cui derivano le progressive determinazioni del lavoro.

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Nidi e ali nella poetica di Wanda Nazzari

di Alessandra Menesini, 2006

Nido, acquarello
(...) Wanda Nazzari esordisce ufficialmente nel 1980 nel procelloso mondo dell’arte, con una personale alla Galleria “La Bacheca “ di Cagliari. Da allora un lungo e fitto curriculum espositivo, in sintonia con una ricerca mai interrotta nonostante i risultati raggiunti. Nel 1993 presenta a Capidepoche - bel luogo con una grotta e una cisterna nel cuore di Castello - uno straordinario nido viola che era un intenso presepio. Il titolo, “A Sarajevo ancora”, offriva a quei cieli di guerra il morbido e sfaldato riparo di un giaciglio sospeso tra pareti di roccia.

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Wanda Nazzari, fogli che sfidano la luce

di Alessandra Menesini, 2006

Pagine InterlineaScolpire la carta, scavarne le fibre fino a farle vibrare e scriverci sopra e poi nascondere le parole: cimento d’artista su un materiale friabile e prezioso. Allestita al Centro Culturale Man Ray fino al 30 novembre, la nuova personale di Wanda Nazzari s’intitola “Interlinea “ ed è presentata da Mariolina Cosseddu. Fitti di segni, stracciati e ricomposti, i fogli di smilzi “quaderni” appesi alle pareti recano tracce di pensieri, di versi, di progetti.

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Intervallo

di Raffaella Venturi, 2006

IntervalloWanda Nazzari sente e vive il suo percorso artistico con la sacralità di una mistica medievale.
Laddove erano codici miniati, questa artista scolpisce pale lignee attraverso un faticoso lavoro incisorio, materico e interiore allo stesso tempo, che compie quasi come ispiazione delle colpe ancestrali di una umanità errabonda.



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Una volontaria nelle sue "Stanze"

di Raffaella Venturi, 2005

Wanda Nazzari(…) La sua versatilità, una volontà di ferro e una passione di amianto, ne hanno fatto senz’altro l’animatrice più attiva, amata o discussa che sia, nel contesto delle arti figurative a Cagliari ma non solo. Fino quasi a confondere l’irriducibile impegno nella propria ricerca personale con il “quasi volontariato” culturale che porta avanti dal 1995. Da quando con il figlio Stefano Grassi, fotografo e regista, e con il sostegno morale di Salvatore Naitza e della Moglie Maria Grazia Scano, ha preso vita il Centro Culturale Man Ray, in un seminterrato umido ma suggestivo di via Lamarmora, in Castello (…).

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Cagliari per l'arte in Sardegna. W. Nazzari

di Alessandra Menesini, 2003

Incidere senza acidi e matrici, scolpire con la sgorbia, intridere il legno di un colore che saturi tutte le ferite. Le ali si sono nascoste, si sono nascosti i nidi e i fragili lettini di tela olona, le metafore poetiche e drammatiche cui Wanda Nazzari ha affidato negli anni sensibilità e maestria. Rarefatte e quasi irriconoscibili, le forme s’impossessano d’alti polittici allineati nello spazio, di quadri che non scelgono tra pittura e scultura, l’una necessaria all’altra in una simbiosi insieme estetica e spirituale.



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Stanze 2003 – Di rosso e di viola

di Mariolina Cosseddu, 2003

Di rosso e di violaIl progetto è il cuore pulsante dell’intero lavoro di Wanda Nazzari. Progetto come pensiero e come azione, progetto inteso a dare evidenza plastica a una certa idea del mondo, a un domandarsi l’esistenza delle cose mentre le si fenomenizza nella visione estetica.
L’opera è il centro di questo processo dove passano le coordinate di spazio e di tempo che trasformano le superfici in accadimenti di vita, in mappe dell’esperienza spirituale e sensibile. In questo senso ogni fase del suo lavoro è indagine, diversa nella forma, coerente nella riflessione, di tale nucleo poetico: dai nidi alle ali, dalle carte incise ai grandi polittici, l’opera scopre punti nevralgici di una concezione sofferta e interrogativa del vivere.


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Fessura di Tempo

di Ivo Serafino Fenu, 2001

Fessura di Tempo, Stanze 2001Con l’opera “Fessura di Tempo” Wanda Nazzari prosegue e arricchisce la sua ricerca irrompendo nei territori totalizzanti delle installazioni performative, già sfiorati nel suo lungo percorso artistico e, in qualche modo, da sempre potenzialmente presenti nelle sue produzioni.
E vola alto in termini contenutistici e formali creando un vero e proprio tableau vivant in cui convivono corpi nudi di uomin i e di donne fragili e incomunicanti, suoni e vosi che talvolta diventano poesia, luci e bagliori dalla forte aurea sacrale.


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Volo

di Alessandra Menesini, 2001

Volo, Cittadella dei Musei, 2001Bianche e aperte nel librarsi di un’immobile ascesa, le grandi ali che Wanda Nazzari ha sospeso nel Ghetto degli Ebrei come scenografia per lo spettacolo “Verso il labirinto“, messo in scena recentemente dalla compagnia Tersicorea di Simonetta Puxeddu. Per tre giorni la forma di un sogno ha proiettato la sua ombra su una quinta nera, come silenzioso incipit ai testi di Friedrich Durrenmatt e Margherite Yourcenar sui miti intrecciati dell’isola di Crosso.



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Wanda Nazzari. Opposte pulsioni

di Ivo Serafino Fenu, 2000

Opposte Pulsioni - PolitticoUna apparente compostezza, una misura quasi classica e un arcano rigore informano i Polittici e i pannelli di Wanda Nazzari. Vere e proprie pitto-sculture che nella loro articolazione ambientale e nella loro essenza oggettuale – mai casuale ma puntigliosamente organizzata - contemporaneamente strutturano e condizionano lo spazio fisico e si pongono come signacula di una complessa realtà interiore.






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Il principio del dubbio

di Claudio Cerritelli, 2000

Il Principio del dubbio, 2000Nella forma della porta collocata al centro della sala c’è "il principio del dubbio" a cui Wanda Nazzari affida la sua inquietudine di artista alla ricerca della luce, essenza dell’opera, origine e destino della sua visibilità.
Il carattere di questa installazione sta nel porsi come soglia dello sguardo che si lascia attirare dai materiali, dentro i vuoti e gli interstizi dove luce e ombra rendono misteriosa la percezione.



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Le Voci Illese

di Mariolina Cosseddu, 1999

Le voci illeseUn lavoro di Wanda Nazzari non è mai innocuo o inerme: nasce sempre da una presa di coscienza dolorosamente maturata del farsi dell’opera e ne reca impresse le tracce e i segni.
Anche quando si presta ad una lettura benaugurale e gioiosamente ricca di fermenti vitali come “Le Voci Illese”, la composizione collocata nella più piccola delle stanze e la più adatta a contenere la verginità di una nascita.


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Di luoghi e di tempo

di Raffaella Venturi, 1999

Di luoghi e di tempo, 1999"Di luoghi e di tempo", personale di Wanda Nazzari (fino al 19 ottobre a Quartu presso Casa Olla, bellissima ex-campidanese scempiata da una ristrutturazione mediocre), è la summa distillata del percorso artistico di questa "pitto-scultrice", visto che i suoi lavori stanno proprio lì, sul limitare fra una tensione cromatica e la tremula lacerazione della superficie.





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Di luoghi e di tempo

di Alessandra Menesini, 1999

Di luoghi e di tempoA policromi legni si affidano i rifugi segreti di Wanda Nazzari, che smonta e incide, dipinge e incolla, tesse fili di pace e affila punte guerresche, costruisce e sottrae fino a dare nuova identità ai materiali che rende diversi e obbedienti alla passione della sua ricerca e al rigore della sua tecnica. Legno disossato e ricomposto con il colore, tavole su cui uno scavare inesausto costruisce friabili alveoli in rilievo, in un viola che pesca nel blu con una lontana eco di rossi primigeni.





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Wanda Nazzari, viola come i lividi dell'anima

di Raffaella Venturi, 1998

Ai margini del viola“Ai margini del viola”, ma anche a quelli della pittura e della scultura: la mostra proposta a Cagliari da Wanda Nazzari, dedicata al colore prediletto e più frequentato dall’artista, ha il carattere di una istallazione totale, dove ciò che è appeso alle pareti convive e dialoga con i Polittici, multipli di stele lignee incise da millimetrici solchi che la Nazzari scava con punte da incisore.




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Ai margini del viola

di Maria Luisa Frongia, 1998

Ai margini del violaSe si volesse identificare il filo rosso che lega, ormai da alcuni decenni, l’attività di Wanda Nazzari caratterizzata da una continuità dettata dal rigore della coerenza, lo si potrebbe individuare in una fusione di due momenti creativi: quello iniziale, costituito dallo scavo della materia, e quello successivo nel quale dalla ferita che si è inferta esplode una composizione che il colore rende tattile e ne svela luci e ombre.Una costante: il colore viola.



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Riconciliazione

 di Giannella Demuro, 1998

(...) "Riconciliazione" è un opera che crea uno spazio mistico di intensa suggestione, nel quale si percepisce l'epifania dell'Invisibile. Bende lacerate di tela grezza ricoprono i legni della contrizione e del perdono, manufatti d'uso che l'artista ha sottratto alla pratica liturgica, mentre le parole ebraiche dei Sacri Testi -ombre incise con cura meticolosa- appaiono sulle pagine bianche, che introducono e sostengono il cammino della riconciliazione. Nel silenzio dei simboli e nel confronto con il reale l'artista interpreta l'ansia del divino.







I legni ritrovati di Wanda Nazzari

di Gianni Murtas, 1998

"Ai margini del violAi margini del violaa” è il titolo allusivo dato da Wanda Nazzari alla personale allestita presso il Centro Culturale Man Ray.
Presentata da un testo critico di Maria Luisa Frongia, che riassume i caratteri di fondo della ricerca dell’artista, la mostra segna il ritorno alla pittura su legno dopo un periodo dedicato soprattutto a lavori di installazione.





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Le frontiere tra incisione e pittura

di Marco Magnani, 1997

Di luoghi e di tempoQuella allestita da Kairòs (chiusa il 22 aprile) era per Wanda Nazzari la prima personale allestita a Sassari (…).
Le opere che presenta da Kairòs costituiscono gli esiti più recenti di una ricerca che ormai da tempo si attesta in una zona di frontiera tra pittura, scultura e incisione.





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Wanda Nazzari

di Giannella Demuro, 1997

Opera lignea, 1997

Solchi minuti e regolari ripetuti con gesti accurati e decisi, si inseguono e invadono le superfici piane delle opere di Wanda Nazzari, installazioni di legni dipinti che negli anni Ottanta avviano un indagine sperimentale della quale l’artista presenta oggi gli esiti più maturi.
Le forme nate in questa prima fase della ricerca sono pannelli policromi fittamente incisi la cui variabilità modulare genera presenze plastiche che interagiscono con l’ambiente e definiscono il carettere oggettuale dell’opera.


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I silenzi di Wanda Nazzari

di Raffaella Venturi, 1997

Le opere su carta di Wanda Nazzari (...) rappresentano l'essenza di un percorso artistico che, con gli anni, si è fatto sempre più ricco di valenze e di esiti.
Essenza come sintesi di mezzi espressivi, che lasciano invariati i valori, lo spirito, il rituale che caratterizza tutte le opere di questa artista, tenace quanto fragile, volitiva quanto sensibile. Di opere la Nazzari, nella sua pluridecennale ricerca, ne ha messe insieme tante. Dagli imponenti polittici lignei ale tele, dai "nidi" alle carte, fino alle "Ali": dalla pesantezza di pale di legno alte anche un paio di metri, e incise centimentro dopo centimentro, alla leggerezza di lavori su carte fatte a mano che vicono solo in presenza di luce, attraverso le impercettibili ombre che si creano subito dopo i solchi tracciati con la pressione della mano e un semplice strumento inventato dall'artista.

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Wanda Nazzari. Pagine

di Francesca Angela Zaru, 1994

NidoLa forma del Nido è presente nei lavori di Wanda Nazzari sin dai legni policromi dell'84, nei fogli bianchi a manopressione e negli acquarelli inediti dell'87 e dell'89, ma come forma ancora inconsapevole, che si perde neglin equilibri delle partiture di colore.
Nei legni del '92 le connotazioni che l'avvicinano al nido sono già fortissime, quasi imitative nella ritessitura di striscie di stoffa stramata e aggrumata di colore.
Solo nel 1993, con il "Nido per Ada", questa forma diventa autonoma e Wanda Nazzari comincia a scoprirne le straordinarie potenzialità.
Il nido è utero, è culla, è luogo del sentire e del creare.

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La memoria incisa nel legno

di Gianni Murtas, 1994

NidoI lavori con il legno inciso e dipinto di Wanda Nazzari nascono negli anni Ottanta sotto un duplice segno: incrocio linguistico di pittura e scultura, essi fondono, inizialmente, i differenti livelli di definizione sintattica cercando al tempo stesso una specificità poetica, in gran parte, affidata all’artigianalità del processo costruttivo.
Risentono, insomma, della crisi che sul finire degli anni Settanta investe i filoni di ricerca “concettuale”, opponendo alla smaterializzazione dell’oggetto una forte presenza plastico-pittorica.



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Ma a Sarajevo può essere ancora Presepe

di Maria Paola Masala, 1994

A Sarajevo ancoraNon c’è Betlemme ma Sarajevo nell’ultima stanza, la più grande. E non c’è solo l’anuncio della vita che nasce ma anche quello della morte che incalza, del buio che prevale sulla luce. Il Presepe di Wanda Nazzari è fatto di croci.
La più grande di legno viola scuro lavorato col bulìno, è una sorta di V inclinata alta due metri e quaranta centimentri. Una pietà rattrappita, abbozzata, stilizzata, non per questo meno dolente, che regge un nido di tela scura stracciata e indurita dalla vernice. Un grande grembo che porta con sé la voglia della rinascita.




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Wanda Nazzari, i nidi della solitudine

di Maria Paola Masala, 1994

NidoC’era tutto il dolore del mondo nella grande croce viola del presepe di Sarjevo, esposto a dicembre nella galleria Capidepoche di Castello. C’è il dolore di ciascuno degli uomini nei frammenti di legno nati idealmente da quella croce. Lacerati, stramati, impregnati di bianco, rosa, viola, arancio, sono diventati nidi. Forme raccolte che contengono memorie e pensieri. Un abbraccio per ogni nido, un ricordo per ogni stratificazione. I nidi di Wanda Nazzari hanno dato vita nei giorni scorsi a una mostra cagliaritana allestita presso la galleria La Bacheca.


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Wanda Nazzari. 1992

di Maria Grazia Scano Naitza, 1992

Legni, tele(...) Il percorso artistico di Wanda Nazzari si svolge all'insegna dell'approfondimento della ricerca sulla vibrazione luminosa data dalla frequenza dei tagli, dalla loro modulazione, sulla superficie lignea, dal loro offrirsi alla luce; sull'interferenza tra colore e luce, tra materia e forma.







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Presenze dell'arte in Sardegna. W. Nazzari

di Giorgio Pellegrini, 1990

Pressioni delicate pulsano sulla superficie: spinte morbide verso la terza dimensione. E' il colore, complice anch'esso di illusioni spaziali, si spande in velature dverse, a coprire il fondo invisibile.

Fughe lente di piani traslucidi mimano l'incanto aurorale, bagliori marini, mediterranei.