Man Ray arte del dono. Ha 21 anni il centro culturale cagliaritano, crocevia di mostre, storie, sfide


Il battesimo del "Man Ray", ottobre 1995, fu un'emozionante mostra del croato Vladimir Kolopic. (…) una sposa vestita di bianco nel cimitero di Mostar, a raccontare con "Urbicid" l'insensatezza della guerra.
Cominciò così, con un atto di speranza, l'attività del centro, fondato da Wanda Nazzari e da un gruppo di amici solidali, con la volontà di narrare, nonostante tutto, di comunicare emozioni, seminare dubbi, creare inquietudini. Che è poi il compito dell'arte.
Oggi, quella storia (con altre mille) è racchiusa in un libro in cerca di editore. Scritto da Wanda Nazzari, raccoglie memorie, testimonianze, critiche, immagini di oltre vent'anni di attività. "Quel centro al centro" il suo titolo. Ed è anche il titolo della mostra che l'artista ha allestito con la complicità dei proprietari nel Temporary Storing della Fondazione Bartoli-Felter. Una collettiva (…) che ha il valore insostituibile di un dono. Anzi di 64: tanti gli artisti legati al "Man Ray" che hanno offerto un'opera (alcuni più d'una) come contributo alla pubblicazione. (…)
Il prezzo di vendita è la metà della quotazione. «I lavori che riusciremo a vendere concorreranno a produrre il libro, gli altri li restituirò», afferma Nazzari, che ieri si aggirava emozionata tra i moltissimi ospiti e i tanti artisti e storici dell'arte presenti all'inaugurazione. Sa bene che il momento è critico, ma il coraggio non le manca: «Ho dovuto chiamare a raccolta i miei amici perché le istituzioni non mi hanno concesso un finanziamento. E il libro costerà». Costerà il ricco apparato iconografico, costerà la storia che racconta, narrata solo in parte dalla mostra. Sfuggono all'esposizione la musica, il teatro, la danza, le invenzioni fotografiche, i video art, le performances che hanno fatto il centro, nelle sedi di via Lamarmora e di via De Gioannis, nei luoghi (Università, centri comunali) dove le tredici edizioni di "Stanze" e le otto di "Imperfetto Futuro" si sono svolte. Un passato che prosegue in varie forme (è recente la mostra di Nazzari "Metti un nido in Cittadella", o lo scambio tra la scuola di fotografia del "Man Ray" diretta da Stefano Grassi e la Berlin Academy).
Nessuna tentazione nostalgica, dunque. Soltanto la necessità di consegnare alle generazioni future una storia. «Una ricostruzione che dà colore ai ricordi», commenta Alessandra Menesini, che fu tra le prime sostenitrici del "Man Ray" e il libro l'ha letto. «Uno spaccato della storia dell'arte e di un periodo davvero unico», aggiunge Mariolina Cosseddu, direttrice scientifica del centro. «Mai come in quegli anni sono stati convogliati in un unico luogo tanti artisti e operatori, mai tanti linguaggi si sono così felicemente incrociati».
"Quel centro al centro" parlerà anche di fiducia: quella che Salvatore Naitza per primo, e poi Marisa Frongia, Roberto Coroneo e molti altri storici dell'arte, hanno dato al "Man Ray". Quella che Wanda Nazzari ha concesso a tanti artisti che ora, diventati famosi, coprono con i loro doni un'intera parete dello spazio di via XXIX Novembre. (…) Dal primo logo del centro (di Bruno Pittau), a quello della mostra (Federico Bartoli), un ideale passaggio di testimone tra passato e (imperfetto) futuro.

Maria Paola Masala, L'Unione Sarda, 2016

Riproduzione riservata