Da cieli strappati. Il canto accorato di Wanda Nazzari

Da cieli strappati

Io sono la voce del tramonto/ nutrita dai morti/ derisa dai vivi/ / o sento il mare/ vedo il domani/ il mio corpo è di pietra/ e assorbe il dolore/ presto il sole finirà presto/ l'aria è gravida di attese/ la terra chiede soltanto un po' di quiete/ me ne andrò/ non appena/ farà giorno/ brucerò solo/ in questo scampolo/ d'orizzonte
(Gabriele Tinti, La nostalgia del poeta)

Questi versi scritti da Gabriele Tinti per una delle opere più enigmatiche di De Chirico, sembrano risuonare meste tra le pareti dello spazio bianchissimo dell'Invisibile, dentro le pieghe dei ricordi di anime avvolte da veli luttuosi, frammenti sindonici trasportati dal tempo. Sono questi i nidi virati al silenzio della notte, appena schiariti da un raggio di luna. Come sepolcri scaligeri, nel cuore della città, assolvono il compito di testamento spirituale. La loro essenzaDa cieli strappati è fatta di brani intensi di ricordi sedimentati, e ad essi dovremmo guardare, oltre le fitte grate di metallo rese morbide come un velo scolpito, per trovare la vita. Nidi come semi che sfidano il tempo. Pronti a germogliare per chi saprà prendersene cura. Frammenti di DNA poetico che resistono alle fredde stagioni, quelle aride che oggi sentiamo sferzare sulla nostra pelle.
Wanda Nazzari non si separerà mai da questi nidi: una sconfitta per tutti noi.
Come la grande Crocifissione di Cimabue, su cui il tempo ha steso il suo notturno colore, le tre croci di bende oscure si stagliano in un orizzonte immaginario, nell'assoluto metafisico. E il sangue si gela. Nessuna folla, nessun pianto. Solo le forme razionali arse, come un'ultima tela di Rothko, come il crocifisso combusto di Burri. Nessun appiglio. Veloce lo sguardo ritrova i nidi a cercare i rossi e i viola di Wanda che hanno stregato chiunque vi posasse gli occhi, magmatici tra le forme incise dei legni amati; gli aranci ferrigni che infuocano lingue antiche e parlano di eterno, i gialli accesi di città felici. Gli occhi si aggrappano alle carte incise come frammenti d'ala che descrivono voli abissali, pagine di preziosi testi di spiritualità laica donate generosamente all'umanità.
Il bianco!
Puro colore, cuce lo spirito frantumato, trasuda da bende come balsamo sanante, dov'è il bianco? Lo cerchiamo assetati.
A voi, piccoli nidi stillati da lacrime di sorgente, caduti a terra dalle fronde ispirate che guardano al cielo, confessiamo di aver avvertito le vostre radici affondaDa cieli strappatire nei nostri cuori. Avete raccolto il martirio di un'umanità battuta e percossa dalle ingiustizie del mondo. Mandare luce dentro le tenebre dei cuori degli uomini. Tale è il dovere dell’artista scrisse Shuman. Wanda Nazzari lo ha sempre fatto e lo fa ancora oggi caricandosi sulle nude spalle pesanti croci per tuffarsi nel profondo fin dove non arriva luce...ma i suoi occhi riescono a vedere; faticosamente riemerge, ogni volta col rischio di perdersi, un prezzo altissimo dedicato al prossimo, nonostante il prossimo spesso non lo meriti.
Gli artisti sono “monumenti viventi” che si muovono nello spazio, sul territorio. Abitanti, cittadini, rappresentanti, hanno il compito di tutelarli come beni tra i più preziosi riconoscendo e promuovendo il loro lavoro. Un dovere civile inderogabile che sottopone tutti al giudizio severo della Storia.

Efisio Carbone, presentazione Da cieli strappati, installazione site specific, Spazio Invisibile, 2017