Intervallo

IntervalloWanda Nazzari sente e vive il suo percorso artistico con la sacralità di una mistica medievale.
Laddove erano codici miniati, questa artista scolpisce pale lignee attraverso un faticoso lavoro incisorio, materico e interiore allo stesso tempo, che compie quasi come espiazione delle colpe ancestrali di una umanità errabonda. Scava per giorni e notti anche nella fibra di pagina di cotone, in un rimando fra parole celate e svelate, citazioni di testi sacri, poesie sue.Utilizza una scrittura che si fa scultura, millimetrico stiacciato inventato appositamente per la carta, al quale aggiunge qualche disegno e qualche accenno al rosso. Ma non si tratta di poesia visiva, né di libri d’artista.
La commistione dei registri, l’abilità manuale di quest’artista, che passa dalla grafica alla pittura, alla scultura, approda a un personalissimo stile, del quale è complice anche una calcolata componente scenografica. Prova ne sia questa ennesima installazione, quasi idea di continuazione del percorso-dello-spirito che già aveva visto l’utilizzo degli inginocchiatoi come oggetti evocativi di quella pìetas che appare come il messaggio più incisivo del fare di questa artista. "Perché ogni ginocchio si pieghi", afferma, sollecitando un momento di meditazione, di ripensamento su se stessi. Intervallo vuol dire proprio quel momento, una sosta di raccoglimento cui tutti siamo invitati.
La Nazzari avverte la necessità di rimettere ordine ai suoi appunti d’artista, presi su taccuini e quaderni che finiscono per essere scrigni caotici di pensieri sparsi, annotazioni, citazioni, schizzi.
Imposta così quel materiale ondivago su pagine che rilega in libri criptici che sono sculture, ma anche diari di bordo di chi è sempre alla ricerca di approdi dell’anima. Quei libri li mostra sugli inginocchiatoi come breviari per un rito interiore di purificazione, per una palingenesi da svolgere in silenzio, possibilmente in ginocchio sul ciglio dei propri abissi, sul limitare delle proprie umane certezze.

Raffaella Venturi, 2006