Fessura di Tempo

Fessura di tempoCon l’opera “Fessura di Tempo” Wanda Nazzari prosegue e arricchisce la sua ricerca irrompendo nei territori totalizzanti delle installazioni performative, già sfiorati nel suo lungo percorso artistico e, in qualche modo, da sempre potenzialmente presenti nelle sue produzioni.
E vola alto in termini contenutistici e formali creando un vero e proprio tableau vivant in cui convivono corpi nudi di uomin i e di donne fragili e incomunicanti, suoni e vosi che talvolta diventano poesia, luci e bagliori dalla forte aurea sacrale. Fessura di Tempo, da Stanze 2001Se, formalmente, è palese la continuità con i precedenti polittici, in cui legni feriti eruttavano magmi arroventati e pulsanti, è pur vero che in “Fessura di Tempo” gli stessi divengono cellule, monadi che respirano, parlano, si interrogano e si contorcono, vibrano di una vita incerta alla quale pare negato, per dirla con Andrea Zanzotto, anche “il lucignolo di un verso”.
Eppure è quel “lucignolo” che anima l’opera: alla sua base insiste un pensiero di John Steinbeck, perfettamente in linea con la ricerca dell’artista da sempre interessata a scandagliare le più complesse tematiche esistenziali.
“Magari uno non ha un’anima sua, ma solo un pezzo di una sola grande anima: l’unica anima che appartiene a tutti” suggerisce Steinbeck e la Nazzari rilancia creando un’installazione nella quale il tempo, quello reale, il tempo fisico di ciascuno, viene riletto, appunto, come “Fessura di Tempo”, parte infinitesima di un tempo che va a coincidere con una Mente Universale che comprende presente, passato e, probabilmente, un eterno futuro.
L’artista individua parole essenziali per esprimere tanta complessità passando da Salvemini a Rilke, dalla Bettarini all’albanese Mimoza Ahmeti, dalla Morante a se stessa che, riconducendo all’immobilità e al silenzio, il transuente pulsare dei corpi, constata, con amarezza e ai margini del disinganno, quanto “lo spazio è breve / troppo breve” mentre “la goccia infinita / scivola / sui costati / già friabili”.
Un fluire continuo dal quale affiorano incerte domande per impossibili risposte.


Ivo Serafino Fenu, 2001