Wanda Nazzari

Opera lignea, 1997

Negli anni più recenti il processo estetico di Wanda Nazzari si orienta gradualmente verso una dimensione esistenziale di approfondimento introspettivo, costringendo l’artista a quella rigorosa riduzione strutturale e cromatica che contraddistingue gli ultimi lavori. Solchi minuti e regolari ripetuti con gesti accurati e decisi, si inseguono e invadono le superfici piane delle opere di Wanda Nazzari, installazioni di legni dipinti che negli anni Ottanta avviano un indagine sperimentale della quale l’artista presenta oggi gli esiti più maturi.
Le forme nate in questa prima fase della ricerca sono pannelli policromi fittamente incisi la cui variabilità modulare genera presenze plastiche che interagiscono coOpera lignea, 1997n l’ambiente e definiscono il carettere oggettuale dell’opera.
Negli anni più recenti il processo estetico di Wanda Nazzari si orienta gradualmente verso una dimensione esistenziale di approfondimento introspettivo, costringendo l’artista a quella rigorosa riduzione strutturale e cromatica che contraddistingue gli ultimi lavori.
L’opera diventa il luogo simbolico di una riflessione profondamente sofferta: bagliori rossi di magmi incandescenti affiorano a tratti dalle trame slabbrate e sfibrate dei grandi piani monocromi, mentre le superfici così lacerate delle tavole catturano la luce e la rilasciano con dinamiche impercettibili che producono vibrazioni cromatiche e luministiche di forte intensità e suggestione.
Solo quando attraverso la pratica introspettiva le riflessione diventa consapevolezza, capacità di dominare tensioni e pulsioni sotterranee, anche il colore d'omato si dissolve, traducendosi in energia pura, fibrilante e vitale.

Giannella Demuro, presentazione mostra, 1997