Volo

Bianche e aperte nel librarsi di un’immobile ascesa, le grandi ali che Wanda Nazzari ha sospeso nel Ghetto degli Ebrei come scenografia per lo spettacolo “Verso il labirinto “, messo in scena recentemente dalla compagnia Tersicorea di Simonetta Puxeddu. Per tre giorni la forma di un sogno ha proiettato la sua ombra su una quinta nera, come silenzioso incipit ai testi di Friedrich Durrenmatt e Margherite Yourcenar sui miti intrecciati dell’isola di Crosso.
Metafora di protezione, le ali di Wanda Nazzari, e nate per custodire una segreta memoria. A ricoprire l’ossatura di metallo di un arco proteso come un abbraccio, le bende di tessuto lacerato nel pallido colore della tela olona che riappare, tagliuzzata, nell’installazione intitolata “Volo”.
Arrampicati sul tufo della Sala delle Mura, più di cento nidi formano sulla parete la sagoma acuminata e nitida di un’ala. Avvolti da tarlatana dipinta, offuscati da stesure di colore, i “nidi protetti” s’illuminano d’arancio e di viola, di blu oltremare e lampi di carminio. Bisogna avvicinarsi, per scovare in ogni groviglio di fili e nelle sovrapposizioni di legno, stoffa e parole scritte, unaVolo, Cittadella dei Musei, 2001 compiuta e piccolissima scultura.
Schermati dal diaframma trasparente della tarlatana - resa metallica e quasi guerresca dalle stesure di colore – i nidi portano i segni di ferite rimarginate.
Bianchi quasi tutti e poi scaldati da rotolini di tessuto smangiato e fluorescente, abbarbicati allo sbrecciato bugnato del muro, si appoggiano lievi in uno stormo compatto. Il “Volo” schierato sotto l’architrave obliquo che taglia l’antico contrafforte del Ghetto, vibra di una luce interna giocata sulle variazioni cromatiche e sui materiali irregolari e leggeri.Nelle minuscole architetture dei nidi, Wanda Nazzari riversa intatta la sua poetica del tagliare e riannodare, scavare e colmare, incidere e lenire, percorso aspro della rigenerazione.

 

Alessandra Menesini, 2001