Cagliari per l'arte in Sardegna. W. Nazzari

Di rosso e di viola Incidere senza acidi e matrici, scolpire con la sgorbia, intridere il legno di un colore che saturi tutte le ferite. Le ali si sono nascoste, si sono nascosti i nidi e i fragili lettini di tela olona, le metafore poetiche e drammatiche cui Wanda Nazzari ha affidato negli anni sensibilità e maestria. Rarefatte e quasi irriconoscibili, le forme s’impossessano d’alti polittici allineati nello spazio, di quadri che non scelgono tra pittura e scultura, l’una necessaria all’altra in una simbiosi insieme estetica e spirituale.
Wanda Nazzari cesella coriacei pezzi di multistrato e mentre scava in controfilo la superficie trasforma la materia in un campo di luce, l’alveo saettante di screziati bagliori mobili e mutevoli. Smuove le fibre del legno, apre innumerevoli varchi in territori corrugati e aspri, labirinti del segno che si placano solo ai margini di lisce fasce di non belligeranza.Come fossero inferti da sottili spine acuminate, gli intagli sono fitti, incalzanti, dolenti e solo alla fine ricuciti dalle stesure di un colore dato come balsamo.
Sui legni cala la coltre di un blu così profondo da confondersi col nero, in realtà uno scurissimo viola latente ed occultato. Forte, compatto ma che non resiste alla spinta di rossi ribollenti che vengono su dal cuore delle cose. Rosso di brace, rosso furore, rosso di fuoco e di lava che brucia, rosso radiante tenuto a bada dai pennelli. Fini, sapienti, accurati, alleati di una ritrosia del mostrare che l’artista seppellisce sovente sotto strati di stoffe, di fili, di garze. Di reti metalliche, di bronzei ripari.
Di intrichi di stoffe stramate e dipinte che si annidano ribelli anche tra le snelle strutture verticali dei polittici. Taglia e sutura, Wanda Nazzari, trova nel buio chiarori di alba, dissemina sui tormentati legni gli incroci di infinite fughe e inevitabili ritorni, intrichi che paiono nodi e si rivelano minuscoli raggiungibili appigli. Sui vasti faticati pannelli, sui piccoli pezzi lirici e compiuti, la scrittura corre, scolata e illeggibile, tra masse cromatiche che si sfiorano e si lacerano e si perderebbero se non si aggrappassero alla parola. Versi, frasi, nomi, che volano sul viola.

Alessandra Menesini, 2003