Wanda Nazzari, i nidi della solitudine

 

Nido

C’era tutto il dolore del mondo nella grande croce viola del presepe di Sarjevo, esposto nella galleria Capidepoche di Castello. C’è il dolore di ciascuno degli uomini nei frammenti di legno nati idealmente da quella croce. Lacerati, stramati, impregnati di bianco, rosa, viola, arancio, sono diventati nidi. Forme raccolte che contengono memorie e pensieri. Un abbraccio per ogni nido, un ricordo per ogni stratificazione. I nidi di Wanda Nazzari hanno dato vita nei giorni scorsi a una mostra cagliaritana allestita presso la galleria La Bacheca.
Aperta e chiusa da due pagine bianche, incise con la tecnica della manopressione, ha voluto raccontare la memoria del mondo. Una memoria salvata dal rischio della negazione di ogni speranza, proprio da quei fili che legano un nido all’altro, che trasformano la solitudine in un contatto. Rincorrendosi uno dopo l’altro hanno riempito le pagine di un diario doloroso, di una riflessione amara e sofferta. “Pagine” si chiamava questa rassegna dell’introspezione, questa sorta di omaggio simbolico alle piccole storie del mondo: di donne sconosciute, di città lontane, di popoli sconfitti. Di genete che ha lottato (“La Resistenza”), di amici che non ci sono più.Nido
Pezzi contorti e sovrapposti di legno che l’artista cagliaritana ha fuso sulle sue pagine con pazienza e fatica. Nidi viola e arancio che si cercano, e nidi bianchi e rosa che si trovano, attraverso i fili aggrovigliati che legano l’uno all’altro. L’abbraccio va oltre la distruzione, il filo vince le incertezze, indica la strada per ritrovarsi: oltre i nidi violati, oltre il pessimismo di questa mostra che racconta, a chi non conosce il linguaggio della pittura, una storia personale di grande intensità. La pagina più bella e amara, è quella dedicata ad Ada. E’ stata lei ad ispirare a questa artista che finora aveva scelto forme più ampie per esprimersi, la forma raccolta del nido come abbraccio, come via di fuga dal dolore. Per Ada, volata via quando ancora “beveva l’alba”, la pittrice ha cercato fili bianchi di seta. Preziosi e impalapabili come lanuggine hanno illuminato un nido vuoto.

 

 

Maria Paola Masala, l'Unione Sarda, 1994