I silenzi di Wanda Nazzari

 

Le opere su carta di Wanda Nazzari (...) rappresentano l'essenza di un percorso artistico che, con gli anni, si è fatto sempre più ricco di valenze e di esiti.
Essenza come sintesi di mezzi espressivi, che lasciano invariati i valori, lo spirito, il rituale che caratterizza tutte le opere di questa artista, tenace quanto fragile, volitiva quanto sensibile. Di opere la Nazzari, nella sua pluridecennale ricerca, ne ha messe insieme tante. Dagli imponenti polittici lignei ale tele, dai "nidi" alle carte, fino alle "Ali": dalla pesantezza di pale di legno alte anche un paio di metri, e incise centimentro dopo centimentro, alla leggerezza di lavori su carte fatte a mano che vicono solo in presenza di luce, attraverso le impercettibili ombre che si creano subito dopo i solchi tracciati con la pressione della mano e un semplice strumento inventato dall'artista.
Questi sono i silenzi, (...) che compongono un'esposizione eterea, ottenuta per sottrazione di segno, di gesto, di colore, dove la luce allaga di bianco ognuna delle composizioni, anche quelle ad acquarello. Silenzi rispetto all'assalto cromatico di lavori come le pale di legno, in cui la dominante blu e viola sgorga come lava incandescente dalla fibra della materia, che l'artista ferisce per cercare la possibilità di lenire le ferite del mondo, che emergono da ogni opera dolorose e vive. Ma Silenzi anche rispetto alla parte più combattiva e determinata del carattere di questa artista, in prima linea, con la gestione del Centro Culturale Man Ray e con la sua incessante ricerca nella vita artistica sarda.
(...) Il gioco delle piccole variazioni fra linee morbide, o fra architetture geometriche che sfiorano il concretismo, diventa cifra, ricamo insistito dall'autrice che anche sulla carta interviene con la maniacalità propria delle opere più complesse, come i suoi legni o gli orditi di tessuti stramati che costituiscono i "nidi". ciò che viene ribadito, in quelli come in questi lavori, è, oltre al rigore dell'esecuzione, una ricerca minuziosa e calcolata che non lascia spazio al caso ma trova nella mente il suo indice di intensità: giochi mentali, ma anche ansie, paure, sofferenze, speranze. Ricerca dell'unicità che di ogni opera fà una parte del tutto, una tessera del mosaico in cui si compone tutta l'immensa fragilità che sta sempre dietro a un artista consolidato.
Lavori facilmente assimilabili dall'occhio, accattivanti nell'uso puro della fibra cartacea che si fa nobile strumento pressato dall'artista e che esprime, anche solo attraverso un foglio bianco, la vitalità e l'anelito di chi ha fatto dell'arte il suo abbraccio alla vita.

Raffaella Venturi, 1997