I voli in viola dai nidi d'arte della Nazzari

 

Schegge appuntite, brandelli di stoffa, fili stramati, barbigli metallici. Si chiamano nidi le piccole sculture allineate da Wanda Nazzari nella sua nuova mostra (...)Da luoghi sospesi “Da luoghi sospesi” - questo il titolo della personale - allinea sulle pareti della galleria una trentina di lavori nati tutti nella casa-studio di Tuerra, una bellissima località in agro di Muravera che ha i monti e il mare vicini ed è fiorito di oleandri e di elicrisi. Qui le stagioni sono ben distinguibili, la natura forte e la tranquillità tanta.
Sembrerebbe il posto ideale per la produzione creativa, ma l'ambiente esterno non influenza più di tanto l'espressività di un'artista che scava innanzitutto nella propria interiorità e comunica attraverso la sua opera un alto grado di emozione.
Wanda Nazzari, usa alle grandi dimensioni come alle installazioni, condensa nei pochi centimetri dei nidi l'universo intero della sua poetica. Riprendendo un tema che indaga da anni, la “riconciliazione”, aggiunge ora ai suoi materiali stratificati e tagliuzzati, il velame di una rete di rame dipinta che diventa duttile come seta ma conserva un'anima indomita. Pezzettini di legno, carta incisa e vergata in minutissime lettere, lacerti di tela olona, cordini ingarbugliati e pendenti, in ogni pezzo dell'esposizione proposta all'Espace Suoni &Pause. Legati dalla parola, divisi da un incolmabile solco o appaiati e uniti strettamente da vincoli infrangibili, i nidi sono familiari e allo stesso tempo laicamente sacrali. La rete che li ricopre abbandona la sua natura ferrigna per assumere la trasparenza della garza, tessuto che medica e tiene asettiche le ferite e le tiene al riparo sino al momento in cui non si rimarginano. E si apre come fosse la copertina di un libro, cala come le celate degli elmi, si imbozzola per imprigionare i frammenti pressati, i rivoli dipinti in un prevalente viola notte. Colore che molto assomiglia al nero, al nero inchiostro che su alcune opere interviene direttamente sulla carta di cotone tracciandovi una sagoma netta.
Quest'Da luoghi sospesiombra posata sul bianco riproduce la forma accogliente dei nidi, ne riprende gli elementi in modo più grafico e compatto ma non vuole farsi vedere. Non subito. Bisogna sollevare un lembo della cortina di rame inspessita dal passaggio dei pennelli, per scoprire una sorta di impronta - o matrice - tenuta nel buio. La luce investe invece i rossi decisi, i rari gialli, i blu notturni, le stesure bronzee di cromie cangianti ed opache. Posate su identici supporti fatti solo di candida carta, le sculture nascondono nel loro alveo un incrociarsi di frantumate presenze e una serie di rimandi, lirici ma abbastanza espliciti, alla fatica del riannodare ciò che è stato reciso. Impossibile, però, far tornare nella loro esatta posizione tutte le cose - o i sentimenti - che è stato necessario tirar fuori per guardarli meglio. Per questo le matassine colano dai margini, e le scaglie lignee aderiscono l'una all'altra inglobando fettine di tessuto. Non deve rimanere nessun interstizio, negli agglomerati compattati da una cura infinita che richiede rigore e mano sicura. A verticalizzare gli aerei rifugi, sono le linee apicali di una spazialità che proietta i nidi verso l'alto, verso i luoghi sospesi da cui sono venuti. Inevitabile, ricollegarsi idealmente a un altro soggetto molto caro a Wanda Nazzari, quello delle “ali”. Tema che non implica solo la potenzialità del volo ma ha molto di spirituale, se inteso nella valenza di qualcosa di protettivo che si chiude ad arco e può aprirsi vibrando nell'aria. I nidi sono forse più terreni, nei loro attaccarsi ai muri come viticci. È la lamina di rame che gli fa da schermo, a muoversi lieve, se sollevata. Ognuno di essi è autonomo rispetto ai suoi simili ma a guardarli vicini, nel complesso del dosato allestimento, sono le facce diverse di una sfaccettata sensibilità.

Alessandra Menesini, L'Unione Sarda, 14/06/2009