Interlinea

Non c’è momento, nel lavoro di Wanda Nazzari, che non rimandi all’idea del sacro. Un sentire che è diventato, per lei, ragione di vita da investire nella prassi artistica.
L’idea del sacro non ha, naturalmente, niente a che vedere con il sentimento religioso, che è altra cosa e altro intendimento. Nel suo operare, la concezione della sacralità si identifica con una condizione dello spirito che accompagna e sostiene passo passo il prodursi delle opere.Interlinea - Pagine
Convinta che corpo e mente concorrano alla creazione artistica, ricerca l’armonia dell’essere quale disposizione vitale da cui derivano le progressive determinazioni del lavoro. Questo, allora, si configura come risultato di un’esperienza estetica accaduta prima nella coscienza e tradotta poi in aspetti tangibili.Niente, nel suo mondo, è affrettato, istintivo, casuale; tutto rientra e si spiega nella visione logica d’insieme che obbedisce ad una liturgia lenta e meticolosa come quella che regola un atto sacrificale.
E si spiega, così, anche quest’ultima fatica che ha una storia passata e apre ad un prossimo presente. La genesi di questi lavori ha, infatti, un momento aurorale che può essere identificato nel ritrovamento e nella rilettura di vecchie pagine di quaderni custoditi in fondo ad un cassetto e occasionalmente emersi dal chiuso del tempo.
Ricomporre e ripensare gli appunti, le annotazioni registrate in anni di studio e di ricerca, soffermarsi a lasciar riemergere un clima e un’atmosfera da cui, di volta in volta, sono nati, ha sollecitato l’idea di convertire i brevi, misurati frammenti, in una ideale cartella di lavoro che potesse contenerli e celebrarli.
La pratica di accumulazione di pensieri sparsi, di privatissime liriche, di abbreviate intuizioni per progetti futuri e, ancora, di citazioni letterarie, come quelle tratte dalle lettere di San Paolo, per meditazioni più temperate, è abitudine consueta in un’artista come Wanda Nazzari che opera una continua e metodoca attività di analisi e di disciplina delle proprie emozioni.
Fermare quelle emozioni sulla pagina equivale a lasciarle sedimentare spogliarle del disordine intellettivo da cui possono essere tratte e dare loro il tempo di organizzarsi in una più compiuta e logica formulazione, senza farsi sopraffare dall’intensità che le ha generate. In quei quaderni ha finito così per formarsi un “corpus” di note su cui proiettare, alla luce di una nuova maturità, personale ed artistica, una mutata e più sistematica riflessione.
Le pagine sparse, comInterlinea - Paginee brani di una interrotta autobiografia, sono diventate il cuore pulsante di nuovi lavori che, nelle pieghe interne le contengono e le oltrepassano, le celano nella loro intimità e le esaltano in una sorta di metarappresentazione.
Si capisce, allora, perché Wanda Nazzari abbia voluto chiamare questi lavori “Interlinea”, Vale a dire un’aggiunta un ulteriore intervento segnico tra le righe di un testo per accrescerne il livello del senso, riempire uno spazio vuoto come una lacuna per farne lievitare la densità di significato. Ed è chiaro, anche se si tratta di un’operazione tutta volta a rimettere in discussione se stessa, a discendere nelle più segrete e impercettibili risonanze della propria, rivisitata, e consapevole autocoscienza. Questi lavori si leggono, dunque, su due piani: uno più esterno, fatto di carte lattee che conservano la morbidezza e duttilità del cotone su cui Wanda Nazzari interviene trattando la superficie con segni a secco che ne smerigliano la tramatura rendendola sensibile e mutevole alla luce.
E un piano secondo, che è sempre diverso da quello che lo nasconde o lo svela nello stesso tempo, e che le carte sezionate e sovrapposte, intagliate e impaginate, lasciano appena intravedere. In quella profondità, come un’anima segreta o un messaggio criptico, si può leggere il nucleo poetico dell’opera, sottolineato dall’inchiostro rosso e sanguigno come l’affezione che l’ha suscitato. Un alfabeto di sillabe minute e regolari creano un piccolo testo, un breve componimento che appena si lascia scorgere nelle eleganti e preziose composizioni che ridanno vita ad un attimo restituito dal tempo ed assimilato ad un’altra storia.
Una poetica, questa, per molti versi simile a quella che in letteratura, prende il nome di “mise en abyme” vale a dire una procedura che consiste nell’annidare, al centro della vicenda narrativa una storia breve e compiuta che contiene, in nuce, la pregnanza e la risoluzione della principale. Così, in Wanda Nazzari, il sovrapporsi dei registri diventa un invito a cercarne i confini e i segreti, aInterlinea - Pagine sollevare i lembi che conducono ad un’intimità che il gesto sembra violare mettendo a nudo quell’attimo rubato alla castità del silenzio. Il bianco delle carte accentua il pudore di uno spazio intoccabile, sottratto alla vista, ma presente in un luogo che i tagli e le sforbiciate evocano, vietandone però lo svelamento. Una concezione, la sua, che amplia, in modalità nuove e liriche, una prassi artistica consolidata nel tempo, nelle strutture lignee dei suoi “polittici” così come nella delicata visione dei “nidi” o, ancora, nelle installazioni che hanno segnato i suoi interventi sulla spiritualità. C’è infatti, in quest’ultima fase della sua produzione un sentimento della materia che sintetizza e racchiude le sue ricerche precedenti: manipolata con cura rituale la carta sembra perdere, per un verso, le sue qualità materiche e trasformarsi in leggerezza e impalpabilità luministica; dall’altro viene trattata con la stessa resistenza del legno e del tessuto sdrucito, stramato, intagliato e incandescente, nonostante,qui, la materia sia diafana e delicatamente ordita.
In quanto incorporeità si annida il pensiero che cerca e fruga, si interroga e si stupisce nella meraviglia di un fare che, metafora della vita, tesse e intreccia i fili di un infinito racconto.

Mariolina Cosseddu, catalogo "Interlinea", 2006