I legni ritrovati di Wanda Nazzari

Ai margini del viola"Ai margini del viola” è il titolo allusivo dato da Wanda Nazzari alla personale allestita presso il Centro Culturale Man Ray.
Presentata da un testo critico di Maria Luisa Frongia, che riassume i caratteri di fondo della ricerca dell’artista, la mostra segna il ritorno alla pittura su legno dopo un periodo dedicato soprattutto a lavori di installazione.
Un ritorno dettato da sollecitazioni nuove, che emergono tanto nella scelta dei materiali (multistrato piuttosto che massello) che nella strutturazione signica, ma inevitabilmente anche su una riflessione sulle radici del percorso poetico di Nazzari. I lavori su legno inciso e dipinto rappresentano infatti un ambito particolarmente significante sella sua produzione che avviato negli anni Ottanta come incrocio linguistico di pittura e scultura si è via via indirizzato su una resa simbolica fortemente interiorizzata. Rispetto alle installazioni degli ultimi tempi, più risolte su un piano scenografico, le opere in mostra sembrano recuperare l’originale valenza artigianale della realizzazione, mantenendo però una connotazione concettuale messa a punto nei lavori recenti.
Anche il titolo, intenzionalmente sospeso tra una fedeltà descritta dalle gamme cromatiche e una dimensione metaforica connaturata dalle valenze simboliche del colore, rinforza la molteplicità dei significati, disperdendo immediatamente il carattere referenziale.
Il legno, definito come pagina o come solido plastico, si stratifica in frammenti di segni che reagiscono diversamente a seconda della luce e del punto di osservazione.
Nel variare dei formati e delle soluzioni plastiche, le combinazioni di forme e di segni compongono un complesso gioco di rimandi linguistici che spostano l’attenzione dal risultato pittorico al significato mentale del processo costruttivo. Cosa che, se per un verso arricchisce la gamma di significati concettuali e simbolici dell’operazione, per un altro tende a comprimere la componente oggettuale dell’opera, sacrificando talvolta le qualità coloristiche e segniche delle tavole.

Gianni Murtas, La Nuova Sardegna, 1998