Wanda Nazzari, viola come i lividi dell'anima

Ai margini del viola“Ai margini del viola”, ma anche a quelli della pittura e della scultura: la mostra proposta a Cagliari da Wanda Nazzari, dedicata al colore prediletto e più frequentato dall’artista, ha il carattere di una istallazione totale, dove ciò che è appeso alle pareti convive e dialoga con i Polittici, multipli di stele lignee incise da millimetrici solchi che la Nazzari scava con punte da incisore. Un percorso (...) che rappresenta un distillato di tutta la svariata produzione artistica di chi attraverso la propria arte cerca una risposta alle angosce e alle convulsioni esistenziali del nostro tempo.Polittico
Profondamente sensibile alle lacerazioni della vita, la Nazzari esorcizza la sua sofferenza interiore attraverso il faticoso lavoro di scavo inferto alle sue opere, siano essi quadri o stele. In questo senso, non c’è quasi differenza fra un lavoro bidimensionale e uno tridimensionale dell’universo espressivo di questa artista. Si potrebbe parlare di pittura scultorea, perché ciò che va indagando attraverso i solchi controfilo che infligge alla materia lignea ha un valore che va oltre il pittorico. Anche se è proprio sugli effetti dei pigmenti colorati, prevalentemente viola ma anche blu, verde petrolio o rosso ardente, che l’artista punta per manifestare la sua problematica ma pur sempre positiva adesione alla vita. È come se la Nazzari aggredisse la materia per poi lenirne le ferite con un sapiente, quasi accattivante, uso del colore: che fa emergere, vibrare, accendere, trattandolo proprio come se fosse qualcosa di vivo.
“Avvicinandosi alle stele”, costruite ed assemblate con una grande intensità partecipativa e creativa, si ha la sensazione di essere attratti da una corrente destabilizzante il nostro reale, attraverso la quale si entra in un universo onirico, carico di un senso ignoto e di infinito”. Così Maria Luisa Frongia descrive nella presentazione del catalogo l’ondata emotiva e percettiva che suscitano le più scultoree fra le opere pittoriche della Nazzari. Stele che evocano, con la loro greve presenza, un qualcosa che ha a che fare con le origini  - non a caso un altro motivo di ricerca della Nazzari sono i Nidi – ma anche con la fine, cippi di un’umanità ferita ma pronta a risorgere, almeno nel desiderio mistico di quest’artista, che sembra immolarsi in ogni sua opera.

Raffaella Venturi, L'Unione Sarda, 1998