Una volontaria nelle sue "Stanze"

Wanda Nazzari

(…) La sua versatilità, una volontà di ferro e una passione di amianto, ne hanno fatto senz’altro l’animatrice più attiva, amata o discussa che sia, nel contesto delle arti figurative a Cagliari ma non solo. Fino quasi a confondere l’irriducibile impegno nella propria ricerca personale con il “quasi volontariato” culturale che porta avanti dal 1995. Da quando con il figlio Stefano Grassi, fotografo e regista, e con il sostegno morale di Salvatore Naitza e della Moglie Maria Grazia Scano, ha preso vita il Centro Culturale Man Ray, in un seminterrato umido ma suggestivo di via Lamarmora, in Castello (…).
Né è facile farsi un’idea sull’itinerario creativo di questa interprete osservando solo quello che lo studio e la casa mostrano di quel cammino. A guardarsi intorno si scopre un’artista innamorata del viola e del blu, ossessionata dallo scavare con la sgorbia pesanti e alte tavole di massello, interessata alla valenza simbolica, e scenografica, di questi totem, chiamati “polittici”, posti uno accanto all’altro.
Dal lavoro accanito sulle tavole di legno al quasi richiamo dei piccoli “nidi” realizzati, su carta, con tessere di tessuto sfilacciato e legnetti sottili, fili rappresi nel colore, scritte evocative di un’interiorità e di un sentire che sono la cifra più riconoscibile dei lavori di Wanda Nazzari. Poi ci sono i fogli di grafica, dove è trasposta la stessa valenza del segno inciso, lo stesso indugiare attorno alle dominanti cromatiche evocative di introspezione – il viola – e di luce – il giallo.
Sopra un ripiano poggiano in fila teste di polistirolo, quelle che l’artista aveva fasciato con bende bianche e disposto in terra, su terriccio, avvolte in tarlatane: era l’installazione “Le voci illese”, per l’edizione ‘99 del progetto multimediale Stanze, rassegna ideata dalla stessa Nazzari, e promossa nel suo centro, che tutt’ora continua, anno dopo anno, e che rappresenta uno degli appuntamenti più importanti per l’arte regionale. (…)
Combatte tenacemente Wanda, con il suo Centro Man Ray, anche quando sta in silenzio. Anzi, forse sono proprio i suoi silenzi ad essere più eloquenti, con assessori e amministratori, rispetto alla fatica di essere associazione culturale riconosciuta o misconosciuta a seconda di dove soffiano i venti politici e le personali simpatie di chi eroga. Loro resistono – altri forse avrebbero mollato,  o abbassato il tiro delle proposte -, anche autofinanziandosi, inventandosi strategie per non soccombere, stillando anno per anno una programmazione di mostre e rassegne, corsi e stage, di fotografia, video e regia, questi ultimi diretti da Stefano Grassi.
Un lavoro sul campo che passa anche per la “scoperta” e il lancio di giovani artisti, che nella rassegna di happening di Imperfetto Futuro e in mostre estemporanee spesso trovano le loro prime occasioni di uscita. In questo rapportarsi coi giovani Wanda mostra fiuto e, più volte, le sue scommesse le hanno portato gratificanti conferme. Nel fare bilanci fra amarezze e soddisfazioni del suo mandato, sono queste ultime ad avere comunque il sopravvento. Comunque le piccole lotte, i rancori, le fazioni.
Dalla sua, questa artista e operatrice culturale, ha dieci anni di proposte che spesso hanno smosso la letargica situazione delle arti figurative in una provincia chiusa e sonnolenta, ma sempre pronta a gettare ombre su chi propone e fa. Wanda Nazzari fa, per se e per gli altri artisti, sempre con partecipazione accorata, che disvela un’emotività profonda, sia nella sua ricerca personale che nel suo impegno “in trincea”.

Raffaella Venturi, L'Unione Sarda, 2005