La memoria incisa nel legno

NidoI lavori con il legno inciso e dipinto di Wanda Nazzari nascono negli anni Ottanta sotto un duplice segno: incrocio linguistico di pittura e scultura, essi fondono, inizialmente, i differenti livelli di definizione sintattica cercando al tempo stesso una specificità poetica, in gran parte, affidata all’artigianalità del processo costruttivo. Risentono, insomma, della crisi che sul finire degli anni Settanta investe i filoni di ricerca “concettuale”, opponendo alla smaterializzazione dell’oggetto una forte presenza plastico-pittorica.
I lavori recenti, pur nella evidente derivazione dalle ricerche precedenti, sembrano, invece, puntare su una dimensione diversa, meno connotata in senso oggettuale.Più sofferti, essi cercano con lo spettatore un rapporto più partecipe e colloquiale. Risolti su combinazioniNido minimali di forme plastiche e di colore, innescano rimandi semantici sempre più complessi e indiretti con una progressiva accentuazione della dimensione simbolica. Come se il processo di sperimentazione linguistica, condotto nell’ultimo decennio, avesse generato un accumulo di oggetti-segno che, soltanto adesso, iniziano a svelare il loro più recondito sostrato esistenziale. Come se alla sintesi plastico-pittorica non bastasse più la sola dimensione linguistica.
Il legno, prima costruito come pagine, oppure come solido plastico, si scompone ora in stratificazioni frammentarie coagulandosi in una forma organica sospesa nel bianco del foglio.
A partire da questa forma, emblematicamente definita “Nido”, Nazzari sviluppa un complesso gioco di narrazioni visive. Presenza costante, talora esemplificata dal minuzioso lavoro di incastri, più spesso accennata.
Luogo magico da cui nascono fili e scritture, metafore del vissuto con le sue fratture e le sue cicatrici.
Emerge, dal succedersi delle opere in rassegna, un percorso della memoria che si intuisce fatto di eventi reali.  Ricordi rivissuti attraverso la forma, affidati alla poesia della materia e del colore, introdotti e conclusi dal silenzio bianco del foglio.

Gianni Murtas, La Nuova Sardegna, 1994