Le installazioni sacre di Nazzari


Opera performativa, 2001(...) Ha iniziato il suo percorso artistico giovanissima Wanda Nazzari con il figurativo, poi, a partire dal 1980, la figura è andata disgregandosi e si è  trasformata in astrazione lirica. La ricerca, portata avanti con coerenza e rigore, è stata un filo conduttore del suo fare arte. Ha sperimentato con materiali come la carta e tecniche innovative nel campo pittorico, in quello calcografico, fino ad approdare a sculture lignee di grandi dimensioni. La sacralità, la memoria, le lacerazioni dell’anima, i sentimenti frantumati: sono temi che ritornano anche nelle installazioni, performance dove l’artista cagliaritana riversa l’amore per la rappresentazione teatrale del gesto artistico.
Negli anni ‘90 c’è un ritorno alla figurazione sotto forma di metafora: “I nidi” (“significano accoglienza e rifugio, rappresentano per me il concetto di amore universale”) e “Le ali” (“il bisogno dell’uomo di partire, di attraversare con leggerezza”). Sempre stretta la vicinanza con la materia trattata, che sia il legno intagliato e dipinto, i rilievi su carta, la parola scritta, le pagine bianche incise in ebraico, arabo e greco, le tre lingue monoteiste. “Il rapporto con il sacro nasce da una ricerca interiore personale, passata anche attraverso tecniche di meditazione orientale”, specifica la Nazzari. Molte mostre importanti l’hanno vista protagonista, nell’Isola e non solo. Un momento alto è rappresentato da un’esposizione nel 2007 al MAN di Nuoro, con una raffinata serie di opere monocrome bianche su carta. “Nel bianco la forma diventa assoluta, il tempo mentale si ferma, lo spazio si dilata”. Ma è nel viola che si ritrova la cifra distintiva dell’artista cagliaritana: “E’ il colore dell’introspezione, anche dolorosa, del sentimento. Il mio lavoro è catartico, perché è attraverso il dolore che arrivi alla creazione, per rigenerarti e dare un senso alla tua presenza nel mondo”.  
Dal 1995 è direttore artistico del centro culturale Man Ray a Cagliari, uno spazio polivalente dedicato alla ricerca contemporanea, con rassegne annuali come “Stanze” e “Imperfetto futuro”, che hanno ormai una tradizione consolidata nella scena dell’arte isolana. “Posso dire che c’è molto fermento, ma è necessario che i giovani si confrontino con le realtà fuori dalla Sardegna. Io, intanto, continuo a lavorare con la passione di sempre”, sottolinea Wanda Nazzari. (…) La sua produzione prosegue quasi senza soste, impregnata di una forte tensione mistica e di intensi battiti di vita interiore. Un intreccio infinito con cui l’artista racconta la sua esistenza e l’universale.

di Massimiliano Messina, da Sardegna Quotidiano del 18/07/2011